Ahlan Wa Sahlan! - Benvenuti!

L'associazione Malika e le Lune del Sahara promuove l'antica e affascinante arte della danza mediorientale, o danza del ventre, nel territorio pugliese (Bari, Altamura, Bisceglie, Modugno, Palo del Colle..) e in quello lucano (Matera) con i suoi numerosi corsi, pensati per bambine e adulte di ogni età e i coinvolgenti spettacoli a cura dell'insegnante e coreografa Malika Lucia Massaro, diplomata FIDS-CONI e giudice di gare della disciplina. Scopri i nostri corsi!

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Il Babylon Apulia Festival nasce con l'intento di promuovere il dialogo e lo scambio tra la cultura occidentale e quella orientale, attraverso suoni, movimenti, immagini e parole, al fine di favorirne l’integrazione, valorizzandone identità e differenze.

 

ORIGINI E STORIA

Non è semplice stabilire quale sia la vera origine della danza orientale. Probabilmente essa veniva praticata sin dall’alba dei tempi, quale danza di culto della Madre Terra e degli elementi della Natura. Le sacerdotesse celebravano la divinità con danze sacre, attraverso movimenti ondulatori del bacino, propiziatori della fertilità della terra e del ventre della donna.
Con il passare dei secoli la danza orientale perde la connotazione di sacralità originale. Grazie all’espansione dell’Impero Turco,si afferma tra i popoli del Medio Oriente e del Nord Africa, assumendo una gran varietà di stili, e inizia ad essere considerata forma di intrattenimento.

Nella lingua araba la dicitura è “raqs sharqi”, letteralmente “danza dell’Est” o “danza orientale”, la forma più raffinata e sofisticata. Si ritiene che essa fosse praticata da danzatrici degli harem, che si intendevano anche di musica e canto, le “Almee”, o “donne istruite”. Figura contrapposta ad esse era quelle delle “Gawazee”, “zingare” di incerta origine indiana, tipicamente nomadi, danzatrici di bassa estrazione sociale, dall’aspetto molto appariscente. Le Gawazee erano le rappresentanti dello stile popolare tradizionale. La danza popolare si distingueva in “raqs sha’abi” e “raqs baladi”, rispettivamente “danza delle campagne” e “danza del paese”. Lo stile Sha’abi era tipico degli ambienti rurali, e veniva praticato durante le feste, i matrimoni ed era caratterizzato da toni allegri e vivaci. Il Baladi si sviluppò soprattutto negli ambienti urbani, e incarnava la filosofia dell’interpretazione nella danza della passionalità musicale araba. Caratteristica infatti era l’ improvvisazione sulle note di strumenti musicali tradizionali, nonché i movimenti del bacino e delle spalle.

La dicitura “danza del ventre” si ha nel diciannovesimo secolo, quando l’occidente scopre questa nuova sorprendente forma di danza. Durante la campagna d’Egitto di Napoleone, molti avventurieri francesi al suo seguito,affascinati dai tipici movimenti ondulatori del bacino,mai osservati prima, la nominarono appunto “danse du ventre”. Ha così inizio la diffusione cosmopolita della danza orientale. Un evento importante in tal senso fu anche l’approdo di danzatrici orientali negli Stati Uniti, durante l’esposizione universale del 1893 a Chicago per celebrare la scoperta dell’America.

L’età d’oro di questa forma d’arte si è avuta in Egitto durante la metà del ventesimo secolo. Nel 1926, la libanese Badia Masabny diede inizio allo sviluppo dello stile Sharqi moderno, grazie all’apertura del primo nigthclub di ispirazione europea presso il Cairo, “Casino Badia”. Casino Badia offriva spettacoli artistici di ogni genere, di ispirazione orientale ed occidentale, tra cui esibizioni di danzatrici orientali. Tale iniziativa fu assai gradita sia dal pubblico Mediorientale che Europeo, e ben presto si diffuse in altre città, quali Beirut e Algeri. Lo stile classico egiziano, o “sharqi” cominciò ad affermarsi, distinguendosi dallo stile popolare e divenendo arte da palcoscenico. La semplice tunica baladi e la fusciacca usata per evidenziare i fianchi furono sostituiti dal costume di ispirazione hollywoodiana in due pezzi, decorato di perline e paiette, e si cominciò ad utilizzare il velo.
La danza orientale inoltre assunse una connotazione tecnica, dovuta alla nomenclatura dei movimenti che coinvolgevano ora tutto il corpo, alla più ampia gestione dello spazio di scena, e in particolare all’introduzione della coreografia. Altra grande innovazione fu la nascita di gruppi di danzatrici che si esibivano guidate dalla stessa Badia Masabny.
Con il cinema egiziano degli anni ‘50 si affermano grandi danzatrici orientali quali Tahia Carioca e Samia Gamal, nate proprio con Casino Badia. Sempre in quegli anni si afferma la figura del grande maestro Ibraim Akef, insegnante più sfuggente ma allo stesso tempo più inseguito da danzatrici che giungevano al Cairo da ogni dove per incontrarlo e tenere delle lezioni con lui.
Sue allieve sono divenute note rappresentanti della danza orientale, Naima Akef sua cugina, Fifi Abdou, Dina.

Nel 1956 ha inizio l’era teatrale della danza orientale, quando il cairota Mahmoud Reda fonda la prima compagnia di danza folkloristica egiziana, la “Reda Troup”. Dopo aver studiato balletto classico a Parigi, Reda torna in Egitto per approfondire la conoscenza del folklore della sua terra e rivestirlo di teatralità.
Appartenenti alla Reda Troup sono alcuni dei più grandi maestri contemporanei, tra cui Raqia Hassan, attuale emblema della danza egiziana nel mondo e organizzatrice del più “affollato” festival di danza orientale al mondo, che si tiene periodicamente presso il Cairo.

Ai giorni nostri la danza orientale ha una diffusione che non teme confini, e viene riconosciuta con la dicitura “belly dance”, “danza del ventre”, favorita anche dall’affermazione di compagnie su scala mondiale, quale quella delle americane Bellydance Superstar.

 
 
 
STILI E ACCESSORI

La danza orientale oggi cerca di riproporre gli stili tipici delle origini, nonché le varie evoluzioni e fusioni subite nel tempo.

Danza Sacra
Era la danza praticata in onore della Madre Terra, quale la babilonese Ishtar, o l’egiziana Iside. I movimenti mimavano gli elementi della natura, quali aria, acqua, terra, fuoco, e gesti d’offerta rivolti alla Dea.



Danza Sharqi
Danza orientale classica egiziana, raffinata ed elegante, fortemente ispirata allo stile introdotto dalle grandi dive del cinema egiziano degli anni ’50.






Danza Sha’abi
Danza popolare tipica dei villaggi rurali, veniva praticata nei momenti di festa con l’abbigliamento quotidiano, sulle note di strumenti tradizionali, o dalle Gawazee, zingare che indossavano ampi pantaloni e segnavano i fianchi con dei foulard di monetine.



Danza Saidi
Forma particolarmente energica e coinvolgente di danza sha’abi, tipica dell’Egitto del Nord. Accessorio tipico della danza Saidi è il bastone o “assaya”.
Se ne distingue una forma maschile, il “tahtib”, in riferimento a una forma d’arte marziale in cui si simulava il combattimento con bastoni di bambù, e una forma praticata dalle donne, “raqs el assaya”, che prevede l’uso di un bastone più sottile e l’esecuzione di movimenti più aggraziati.
Il classico costume saidi è composto dalla “galabeya”, una tunica lunga, e da una cintura di monetine sui fianchi.

Danza Baladi
Danza popolare dei centri urbani egiziani, totalmente improvvisata e caratterizzata da un elevato livello espressivo di interpretazione della musicalità araba.






Dabka
Letteralmente “battere i piedi a terra”, si esegue in semicerchio sul ritmo incalzante della musica. Danza tipica dei festeggiamenti, è originaria di Palestina, Libano, Siria, Giordania, Iraq.



Danza Khaleeji
Danza del golfo persico e dell’Arabia saudita, la cui caratteristica è l’abilità nel coordinare movimenti di testa e spalle a quelli dei piedi.



Danza Zar
Tale danza consiste nell’eseguire su un ritmo incalzante movimenti vorticosi con la testa e le spalle, con la finalità di giungere a uno stato di trance.



Danza Alessandrina o Eskandarani
Danza tipica di Alessandria d’Egitto, la cui caratteristica è l’uso di un vestito corto e di uno scialle nero ampio, la “melaya”, con cui la danzatrice gioca a mostrare e nascondere l’abito.

Danza Tannoura
La danza “tannoura” o “danza con la gonna” veniva praticata dalla comunità dei Sufi, di origine islamica. Caratteristici sono i movimenti circolari e rotatori praticati anche per ore, che danno forma e movimento alla tipica gonna pesante indossata dai danzatori, i cosiddetti “dervishi rotanti”.

Danza col candelabro o “Raqs el Shamadan”
Rito tipico del matrimonio egiziano, si esegue con un candelabro acceso sopra la testa, che richiede un elevato controllo dell’equilibrio. La danzatrice introduceva il corteo nuziale.





Danza con la spada o “Raqs el saif”
Probabilmente connessa alle schiave dell’harem, che si divertivano a sottrarre le spade ai loro carcerieri, e danzavano tenendole in equilibrio sulla testa.







Danza con il Velo
Questo accessorio viene introdotto con l’avvento di Casino Badia, fu infatti usato per la prima volta da Samia Gamal. Rende la danza più misteriosa e dona un senso di leggerezza alla figura della danzatrice.





Danza con i Cimbali o “Sagat”
Sono strumenti musicali a forma di piccoli piatti che la danzatrice lega alle dita per portare il ritmo o anche per improvvisare una percussione.







Danza Arabo Andalusa
Le invasioni arabe in Spagna favorirono l’arricchimento delle morbide movenze orientali con la gestualità tipicamente marcata del flamenco, dando origine a questo stile dai tratti molto passionali.





Belly Dance
Rivisitazione tipicamente americana della danza del ventre, cominciata proprio all’esposizione di Chicago del 1893, è caratterizzata dalla fusione tra elementi delle danze occidentali e la danza orientale.







American Tribal Style Bellydance o ATS Bellydance
Nasce intorno agli anni ’80 negli Stati Uniti ad opera di Carolina Nericcio. Il suo obiettivo era quello di creare uno stile che riassumesse la danza orientale classica, il folklore, nonché la danza indiana e il flamenco, ma soprattutto uno stile distinto dall’esibizionismo del Cabaret Belly Dance.
Si eseguiva infatti tra un gruppo di danzatrici su improvvisazione.
L’abbigliamento è diverso, caratterizzato dall’uso di costumi e monili dal sapore etnico.


Tribal Fusion Bellydance
Evoluzione dell’ATS, trova la sua principale esponente in Rachel Brice, allieva della Nericcio, che unisce i movimenti della Tribal Style a quelli dello yoga, della breakdance e dell’hip hop su un nuovo genere musicale dal forte richiamo contemporaneo.



In tempi recenti l’esibizione della danzatrice si è arricchita di accessori quali “ali di Iside”, ventagli, e in genere di tutto ciò che possa stupire e affascinare l’occhio dello spettatore .

Sembra quasi vi sia una corsa all’introduzione del nuovo, del diverso, dell’originale.
Ma non si corre il rischio di dimenticare le origini?
Io credo che la verità sia nel mezzo. Siamo occidentali, e come tali ci piace la spettacolarità, la teatralità. E’ del tutto naturale che lo spettatore che non si intende d’oriente, non abituato alle melodie e ai ritmi esotici come quelli arabi, apprezzi di più la danzatrice che fa “spettacolo”, che volteggia avvolta da grandi ali dai colori accesi, che nulla hanno a che vedere con la danza orientale delle origini, o che magari entra in scena avvolta da ventagli di piume, o da tutto ciò che ci può sembrare strano, inusuale, e per questo affascinante.
Allo stesso tempo non bisogna mai tralasciare la delicatezza ed eleganza della danza orientale, o il sottile gioco di interpretazione del baladi, così come la vivacità delle danze popolari.

Il mio percorso si fonda proprio sullo studio e approfondimento continuo, che mai avranno termine, di tutto ciò che è innovazione, senza mai perdere di vista le fondamenta di questa meravigliosa danza, con una selezione per tutto ciò che è di buon gusto, raffinato, e soprattutto ottimale per il benessere psicofisico.
Non va dimenticato l’alto potere curativo di questa danza, sia a livello fisico, grazie al lavoro di tutti i muscoli del corpo che si muovono in un equilibrio perfetto di isolamento e coordinazione, che a livello psichico, in quanto capace di alleviare tensioni, preoccupazioni, grazie al trasporto delle musiche, alla respirazione abbinata al movimento, che dona un senso di leggerezza, e alla padronanza che si acquisisce di sé e del proprio corpo, che si riflette poi nel modo di relazionarci agli altri.

Un’ultima riflessione: “danza orientale” o “danza del ventre”?
Danza orientale è come già detto la traduzione corretta per “raqs sharqi”, danza del ventre è la dicitura più commerciale cui siamo abituati, e tanto disdegnata dai veri intenditori.
In realtà quei viaggiatori francesi tanto affascinati dai movimenti dei fianchi e del bacino, e che la battezzarono appunto “danse du ventre”, involontariamente stabilirono un richiamo ai primordi, quando la danza era motivo di celebrazione della fertilità, che trova la sua culla naturale nel “ventre” della donna.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 19 Aprile 2010 17:08)
 

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© 2014 Associazione Malika e le Lune del Sahara | Foto di Luigi Porzia

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